Guida

Autovelox omologato o approvato: la differenza che conta

La redazione di AEQUA. Pubblicata il 16 settembre 2026.

In breve

L'articolo 142 del Codice della Strada richiede apparecchi debitamente omologati: l'omologazione riguarda un prototipo conforme a caratteristiche tipizzate dalla norma, l'approvazione riguarda invece dispositivi con caratteristiche non del tutto tipizzate. Non sono atti equivalenti. La Cassazione, con l'ordinanza 10505/2024 e diverse pronunce successive, lo ha ribadito più volte, anche se alcune decisioni del 2025 e del 2026 hanno riaperto il confronto caso per caso. Dal 12 luglio 2026 un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti considera omologati, per equipollenza, gli apparecchi conformi ai decreti di approvazione elencati in un allegato tecnico: secondo il comunicato ufficiale del MIT del 18 luglio 2026, su 3.305 dispositivi censiti 2.593 risultano omologati e 712 sono stati disattivati. Il verbale dovrebbe indicare gli estremi del decreto, di omologazione o di approvazione.

Omologazione e approvazione non sono la stessa cosa

Il riferimento normativo per l'obbligo di omologazione non è l'articolo 45 del Codice della Strada, che parla in generale di approvazione o omologazione, ma l'articolo 142 comma 6, letto insieme all'articolo 192 del regolamento di esecuzione (DPR 495/1992): solo le apparecchiature debitamente omologate fanno fede come fonte di prova.

L'omologazione riguarda un prototipo conforme a caratteristiche tecniche interamente tipizzate dalla norma. L'approvazione riguarda invece dispositivi con caratteristiche non del tutto tipizzate, un livello di verifica meno stringente. Per anni la maggior parte degli autovelox in Italia era solo approvata, perché mancavano le norme attuative per l'omologazione vera e propria.

Nei verbali i due termini compaiono spesso come sinonimi, ma per la legge indicano due atti diversi.

Cosa ha deciso la Cassazione

L'ordinanza della Cassazione civile n. 10505 del 18 aprile 2024 ha segnato un punto di svolta: approvazione e omologazione non sono equipollenti, solo la seconda legittima l'uso probatorio del rilevamento.

Il Ministero dell'Interno ha provato a ridimensionare la pronuncia con una circolare del gennaio 2025, sostenendo che i due atti fossero sostanzialmente equivalenti. La Cassazione ha respinto questa lettura con l'ordinanza n. 12924/2025, che qualifica la circolare come atto amministrativo incapace di derogare a norme primarie.

Nel corso del 2026 le pronunce non sono del tutto univoche: alcune ordinanze consolidano l'obbligo di omologazione, altre vengono lette dalla stampa come un'apertura, ma un'analisi più attenta mostra che la Corte ha confermato una sanzione solo quando l'ente aveva provato sia l'omologazione sia la taratura in corso di validità. Nessuna pronuncia stabilisce che basti l'approvazione.

Non esiste una regola che renda automaticamente nulla ogni multa da apparecchio non omologato: dipende da cosa l'ente riesce a provare in giudizio.

Cosa è cambiato nel 2025 e nel 2026

L'articolo 5 comma 3-bis del decreto legge 73/2025, convertito dalla legge 105/2025, ha istituito un registro nazionale dei dispositivi di controllo della velocità sul portale velox.mit.gov.it: gli enti dovevano comunicare i propri apparecchi entro fine novembre 2025, pena l'esclusione dalla lista pubblicata. Le multe emesse da apparecchi assenti dalla lista, dopo quella data, sono impugnabili; quelle precedenti restano valide.

Il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dell'8 giugno 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'11 luglio 2026 e in vigore dal 12 luglio 2026, ha introdotto lo schema di omologazione vero e proprio, con un regime transitorio: i dispositivi conformi ai decreti di approvazione elencati in un allegato tecnico si considerano omologati per equipollenza dal 12 luglio 2026. Con il comunicato ufficiale del 18 luglio 2026 il Ministero ha reso noto che, su 3.305 dispositivi censiti, 712 risultano disattivati perché non rientrano in questo elenco e 2.593 risultano omologati.

Resta un punto aperto: se questa equiparazione valga anche per i verbali relativi a infrazioni avvenute prima del 12 luglio 2026. La posizione prevalente tra i commentatori giuridici è che non ci sia una sanatoria automatica retroattiva, ma nessuna sentenza definitiva lo conferma ancora in modo univoco.

Come si legge sul verbale

Il verbale, secondo l'articolo 200 del Codice della Strada, dovrebbe indicare gli estremi del dispositivo impiegato e del relativo decreto, con la dicitura decreto di omologazione oppure decreto di approvazione seguita da numero e data.

  • Cerca la dicitura "decreto di omologazione" o "decreto di approvazione", con numero e data
  • Verifica se è indicata anche la marca e il modello del dispositivo
  • Se il verbale non riporta nulla su questo punto, l'informazione va chiesta con un accesso agli atti presso l'ente accertatore

Il registro pubblico velox.mit.gov.it elenca oggi oltre quattromila dispositivi con marca, modello, numero di decreto e ente accertatore: è una fonte pubblica utile per un primo riscontro incrociato con quanto scritto nel verbale.

Un aiuto per leggere il tuo verbale

AEQUA legge il verbale e ti dice se ha senso fare ricorso, per 2,90 €; se decidi di procedere, scrive l'atto per 17,00 € in più. Lo trovi sulla home di alpha-aequa.com.

Domande frequenti

No, non in automatico. La Cassazione ha ribadito più volte che serve l'omologazione, ma alcune pronunce del 2025 e del 2026 hanno dato ragione all'ente quando questo ha provato in giudizio sia l'omologazione sia la taratura regolare. L'esito dipende dalle prove che l'ente riesce a produrre nel singolo caso.

È il decreto che, dal 12 luglio 2026, introduce lo schema di omologazione dei dispositivi e considera omologati per equipollenza gli apparecchi conformi a un elenco di decreti di approvazione precedenti. Secondo il comunicato ufficiale del MIT del 18 luglio 2026, su 3.305 dispositivi censiti 712 sono stati disattivati perché non rientrano nell'elenco e 2.593 risultano omologati.

Non è ancora chiaro in modo definitivo. La posizione prevalente tra i commentatori giuridici è che non ci sia una sanatoria automatica retroattiva e che per i fatti anteriori valga il regime vigente al momento dell'infrazione, ma nessuna sentenza definitiva lo ha ancora confermato con certezza.

Sul portale pubblico velox.mit.gov.it, che elenca i dispositivi comunicati dagli enti accertatori con marca, modello, numero di decreto ed ente. Il registro nasce da un obbligo diverso da quello sull'omologazione, ma è un buon punto di partenza per un riscontro.

Dovrebbe indicare gli estremi del decreto di omologazione o di approvazione, con numero e data, e in genere marca e modello dell'apparecchio. Quando questi dati mancano, si possono richiedere con un accesso agli atti presso l'ente che ha accertato la violazione.

Fonti

Prima di pagare, controlla.

La lettura e l'anteprima sono gratuite.

Controlla gratis